PERCHE’ FRANCESCO NON INTERVIENE
1630 76. Gli rispose Francesco: «Il Signore
ti perdoni, fratello, questo tuo volermi essere oppositore
e avversario, e di coinvolgermi in questioni che non mi riguardano
più». Proseguì: «Fin tanto che ebbi
la responsabilità dei frati e i frati rimasero fedeli
alla loro vocazione e professione, per quanto io abbia sempre
avuto scarsa salute sin dalla mia conversione a Cristo, riuscivo
senza fatica a soddisfarli con l'esempio e le esortazioni.
Ma quando mi accorsi che il Signore moltiplicava ogni giorno
il numero dei frati, e che essi per tiepidezza e languore
di spirito cominciavano a deviare dalla strada dritta e sicura
che finallora avevano seguito, e a incamminarsi per la via
comoda, come hai detto tu, non badando al loro ideale, all'impegno
preso, al buon esempio; quando dunque mi resi conto che non
lasciavano il cammino sbagliato malgrado le mie esortazioni
ed esempi, rimisi l'Ordine nelle mani del Signore e dei frati
ministri.
Rinunziai al mio incarico e diedi le dimissioni, adducendo
davanti al Capitolo generale il motivo della mia malattia
che mi impediva di seguire la fraternità in maniera
adeguata. Tuttavia anche ora, se i frati avessero camminato
e camminassero secondo la mia volontà, non vorrei,
per loro conforto, che avessero altro ministro che me, sino
alla mia morte. Infatti, quando il suddito è fedele
e fervoroso nel conoscere ed eseguire la volontà del
suo prelato, questi è in grado di soddisfare all'incarico
con poca fatica. Di più, proverei molta gioia nel vedere
i fratelli così ferventi, e sarei tanto consolato nel
mirare il mio e loro frutto spirituale che, sia pur giacendo
a letto infermo, non mi sarebbe arduo guidarli».
E soggiunse: «Il mio incarico di governo dei frati è
di natura spirituale, perché devo avere dominio sui
vizi e correggerli. Ma se non riesco a farlo con le esortazioni
e l'esempio, non posso certo trasformarmi in carnefice per
battere e scudisciare i colpevoli, come fanno i governanti
di questo mondo. Quelli che sgarrano ho fiducia nel Signore
che saranno puniti dai nemici invisibili, che sono i suoi
"castaldi" incaricati di castigare in questo secolo
e nel futuro i trasgressori dei comandi di Dio. Essi saranno
puniti dagli uomini di questo mondo, a loro vituperio e vergogna,
così che tornino a vivere l'ideale che hanno abbracciato.
Comunque, fino al giorno della mia morte, con l'esempio, non
smetterò d'insegnare ai fratelli che camminino per
la via indicatami dal Signore e che ho mostrato loro, l'ideale
a cui li ho formati, in modo che siano inescusabili dinanzi
al Signore, e che non mi tocchi rendere conto al Signore di
loro e di me».